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DrJester
Sempre e comunque in guerra con Dio...


Diario


5 novembre 2008

Linee di vita...




Non è semplice vagare solitari in questo mondo, fermarsi ai bivi di ogni piccolo passo in avanti coll'ansia di imboccare un nuovo passaggio (tanto nell'epocale evento, come nell'inezia di nonnulla), distendere lo sguardo famelico in cerca di indizi del prossimo divenire, credere che un segno divino ci svelerà la differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra divino e profano, tra cacofonia e armonia.

Nessuno ha mai detto che debba per forza essere semplice, per il gusto di tutte quelle cose che costate sangue, sputi, sudore e polvere, guadagnano di un piacere sublime nell'ottenere i propri desiderata. Tanto che non poche volte capita di cercar strenuamente spunti per rendere il tutto ancora più sapido del reale, fino a che un bel bicchiere d'acqua non sarà la panacea di ogni travaglio passato.

E intato le linee della vita continuano a dipanarsi innanzi, tutte a loro modo seducenti e gloriose, agli occhi del momento immanente, talchè di tutte quelle da assaporare, solo una alla fine resta sempre data.

Tutto ciò è davvero struggente nel suo insieme, ma davvero essere come ignavi, per me come per Dante allora, rappresenta una delle più grandi colpe di chi non lascerà passaggio in questa storia.

Buon caffè americano (sarà democratico anche questo?) a tutti!


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permalink | inviato da DrJester il 5/11/2008 alle 14:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


4 novembre 2008

Nella foresta...




Quando anche fosse che ti prenda la nostalgia di un attimo... di un istante... di un periodo... di qualunque fosse quel segmento della freccia temporale per cui sei passato (e sei oramai passato tu stesso d'allora)... allora può accadere tu voglia riscoprire quelle tracce di un passaggio andato, come impronte in un bosco di fitti intrecci telematici.

E poi scoprire che non tutto è andato perduto o disperso (sì, come le solite ben note lacrime nella pioggia...), che il tuo piccolo nido di calda intimità ed esponenziale presenza mediatica è ancora lì... un po' più tiepido dell'assenza di una presenza umana in bit, ma non del tutto dimenticato da qualche frequentatore che fu... un po' più in disdaccordo di sapore dal mio io stagionato dalle stagioni (appunto)  trascorse, ma non del tutto privo di quel certo retrogusto che permane ancora nelle parole di oggi...

Ritrovando un amico di ieri e parlando assieme, non ancora per il tempo sufficientemente necessario per dar senso alla parola "parlare", del suo ritorno alla ribalta in queste lande a tiro di canocchiale, mi son trovato a considerare l'ipotesi, furbesca e nostalgica, di poter recuperare un certo discorso di caffè americani sorseggiati con fare da gatto del Ceshire...

Insomma, tagliando corto e rompendo gli indugi, son tornato... e quanto qui scritto ne è un prova evidente, forte di situazioni che sanno ancora di stantio e di altre che sanno di cambiamento epocale... bè questo resta pur sempre un diario di un Dr Jester, e a lui vanno sempre riferite questi pensieri roboanti e supponenti!

Tuttavia "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!" (Tancredi - Il Gattopardo) e questo è già un buon inizio che fa ben sperare per ciò che si scriverà nel tempo, sempre che non sia tutto una effimera buona intenzione... Comunque vada...

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 Sul tram...



Montalbano è un notturnista. Scava il buio della notte. Vi apre un labirinto di specchi. E si sperde nei meandri, mentre insegue il proprio riflesso: le premonizioni e gli ammonimenti della sua buona e della sua cattiva coscienza. Il contatto cieco con gli incubi costringe Montalbano a stare in allarme, e a tenersi costantemente d'occhio: ora attore, ora spettatore della propria vita; sgomento sempre, per quell'alitargli addosso della notte; per quell'emanazione di morte, che sulla trama della vita incide come astuzia atrocemente giocosa che rovescia le false evidenze della realtà e riporta a dritto ciò che i sogni hanno acceso a rovescio. C'è un di più, in questo romanzo, rispetto agli altri di Montalbano. L'untuosità fanatica del dottor Lattes si fa più assillante; assesta colpi di bontà, che imprevedibilmente esplodono come mine. I fragorosi passi d'entrata e le chicchiriate di Catarella, del trafelato fante degli sfondoni e dei capitomboli linguistici, risuonano ora con più allucinata selvatichezza. Livia è sempre più lontana e irritabile. E con lei, al telefono, Montalbano è costretto a masticare un segreto che gli brucia le labbra. Si è incrinato l'autocontrollo del commissario. Montalbano vive il "dolce error " che fu di Petrarca. Una nuova Laura, "bella donna" anch'essa, come quella del poeta, ma in divisa di ufficiale di marina, lo fa petrarcheggiare: a ricalco, persino nell'"invidia". Se quello di Petrarca fu "giovenile errore", quello di Montalbano è quasi, però, di terza età. Il commissario e il tenente Laura collaborano alla stessa inchiesta che, in un intrigo internazionale, e con concorso di agenti segreti che al Kimberley Process fanno riferimento per il controllo del traffico di diamanti, convoglia, attorno a un cadavere sfigurato e a un passaporto falso, gli equipaggi di uno yacht e di un motoscafo. L'amore è un fantasma. Ma quel fantasma è la verità che manda a fuoco il commissario. E gli suggerisce un azzardo d'azione, alla James Bond. Il commissario trionfa, con la sua azione. Ma l'uomo Montalbano è sempre più solo. Prostrato, si piega su se stesso: sulle proprie ferite. (Salvatore Silvano Nigro)
 L'essenza...



 to be continued...

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